I giovani trovano lavoro, ma continuano a partire: cosa sta succedendo?
Negli ultimi mesi i dati sul lavoro in Italia sono migliorati. La disoccupazione è scesa e molte persone hanno trovato un impiego. Eppure c’è un dato che continua a far riflettere: la disoccupazione giovanile resta ancora molto più alta rispetto a quella generale.Parliamo di ragazzi e ragazze che spesso studiano, si formano, cercano di costruirsi un futuro, ma che continuano a incontrare ostacoli. Non a caso molti decidono di trasferirsi all’estero o di lasciare le grandi città per cercare una vita diversa.
La mia riflessione
Quando sento parlare di disoccupazione giovanile, penso che il problema non sia soltanto trovare un lavoro.
Il vero problema è trovare un lavoro che permetta di costruire una vita.
Un conto è avere uno stipendio che ti consente di essere indipendente. Un altro è lavorare senza riuscire a comprare una casa, mettere da parte qualche risparmio o progettare una famiglia.
Molti giovani non cercano semplicemente un contratto. Cercano stabilità, dignità e libertà.
Per questo motivo non mi sorprende vedere tanti ragazzi lasciare il proprio paese o addirittura l’Italia. Non sempre partono perché guadagnano poco. Spesso partono perché non vedono prospettive.
Quando una persona perde la speranza di costruire qualcosa nel luogo in cui è nata, difficilmente resterà.
Il problema non riguarda solo le città
Spesso si pensa che il lavoro esista soltanto nelle grandi città.
Io non ne sono così convinto.
Molte campagne vengono abbandonate. Molti terreni restano incolti. Molti mestieri artigianali stanno scomparendo perché mancano persone disposte a portarli avanti.
Nel frattempo migliaia di giovani cercano occupazione negli uffici, nei centri commerciali o davanti a un computer.
Non c’è nulla di sbagliato in questo, ma forse negli anni abbiamo insegnato che esiste una sola strada per avere successo.
La realtà è diversa.
La terra produce ancora cibo. I mestieri manuali servono ancora. Le piccole attività locali continuano ad avere valore.
Forse dovremmo tornare a considerare queste opportunità con meno pregiudizi.
Le possibili conseguenze
Se i giovani continuano ad andarsene, i piccoli paesi rischiano di svuotarsi sempre di più.
Le campagne vengono abbandonate.
Le tradizioni si perdono.
Le famiglie si allontanano.
Le comunità diventano più fragili.
Allo stesso tempo il Paese perde energie, idee e capacità produttiva.
Un territorio senza giovani è un territorio che fatica a costruire il proprio futuro.
Conclusione
I numeri della disoccupazione sono importanti, ma non raccontano tutta la storia.
La vera domanda non è quanti giovani lavorano.
La vera domanda è quanti giovani riescono a costruirsi una vita libera, dignitosa e indipendente grazie al proprio lavoro.
Finché questa domanda resterà senza risposta, vedere ragazzi partire continuerà a essere normale.
E forse dovremmo chiederci non solo come creare più posti di lavoro, ma anche come creare più opportunità per vivere bene senza essere costretti ad andare altrove.
Detto Siciliano
“Cu nesci arrinesci.”
Chi esce e si mette in cammino spesso trova nuove opportunità. Ma la vera sfida sarebbe poter riuscire anche restando nella propria terra.

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