Lavoro nero: il vero problema è che ormai sembra quasi normale
In questi giorni è tornato al centro dell’attenzione un dato che dovrebbe far riflettere tutti. Secondo un’analisi della CGIA su dati ISTAT, il lavoro nero in Italia genera oltre 77 miliardi di euro all’anno e coinvolge circa 2,6 milioni di lavoratori. Il fenomeno pesa soprattutto nel Mezzogiorno e in settori come l’agricoltura, dove oltre un lavoratore su cinque risulta irregolare.Questi numeri fanno impressione, ma la domanda che mi pongo è un’altra: perché siamo arrivati a considerare tutto questo quasi normale? Ogni volta che si parla di lavoro nero si punta subito il dito contro qualcuno. Contro l’imprenditore, contro il lavoratore, contro il caporale. Ma raramente ci si ferma a guardare cosa c’è dietro. Se assumere una persona costa sempre di più, se le tasse aumentano, se la burocrazia diventa un labirinto, non bisogna stupirsi se qualcuno sceglie la strada sbagliata. Questo non significa giustificare chi sfrutta i lavoratori o chi approfitta della loro necessità. Significa capire che un problema così grande non nasce dal nulla.
Penso spesso al mondo agricolo. Chi lavora la terra sa bene quanto sia difficile tenere in piedi un’attività tra costi, siccità, carburanti, contributi e prezzi che spesso non coprono nemmeno le spese. In queste condizioni il rischio è che qualcuno decida di risparmiare proprio sul lavoro. Alla fine però perdono tutti. Perde il lavoratore, che non ha diritti e tutele. Perde l’imprenditore onesto, che si trova a competere con chi spende molto meno. Perde lo Stato, che incassa meno risorse. E perde anche il consumatore, perché dietro un prezzo troppo basso spesso si nasconde qualcuno che sta pagando il conto.
Credo che la soluzione non sia moltiplicare i controlli all’infinito. I controlli servono, ma da soli non cambiano la situazione. Se lavorare regolarmente diventa troppo complicato o troppo costoso, il problema continuerà a ripresentarsi. Rendere più semplice assumere, abbassare il peso fiscale e ridurre la burocrazia probabilmente farebbe emergere molto più lavoro regolare di quanto possano fare nuove sanzioni.
La vera ricchezza di un Paese non sono i numeri scritti nei bilanci pubblici, ma le persone che lavorano con dignità e possono costruirsi un futuro. Quando il lavoro regolare diventa un lusso e quello irregolare una scorciatoia, significa che qualcosa nel sistema ha smesso di funzionare.
Cu nesci arrinesci.
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