Più etichette, più libertà? O solo nomi diversi?
Viviamo in un’epoca in cui si parla spesso di libertà. Libertà di scegliere, di esprimersi, di essere ciò che si sente.
Eppure c’è qualcosa che mi colpisce.
Più sentiamo parlare di libertà, più aumentano le definizioni.
Un tempo sembrava che il problema fossero le etichette. Oggi, invece, sembra che senza un’etichetta sia difficile perfino presentarsi.
Negli ultimi anni si è parlato molto di persone non binarie. Per alcuni è un passo avanti, per altri è qualcosa di difficile da comprendere. Non è questo il punto.
La domanda che mi viene spontanea è un’altra.
Se il nostro obiettivo è essere liberi, perché sentiamo il bisogno di trovare un nome sempre più preciso per descrivere chi siamo?
Forse le etichette servono davvero. Aiutano alcune persone a sentirsi comprese, a trovare una comunità, a spiegare qualcosa che per anni è stato difficile raccontare.
Ma ogni etichetta, anche quella scelta liberamente, ha un effetto curioso.
Definisce.
E quando qualcosa viene definito, inevitabilmente crea un confine.
Da una parte ci sono quelli che appartengono a quella definizione.
Dall’altra tutti gli altri.
Mi chiedo se, nel tentativo di liberarci dalle vecchie categorie, non stiamo semplicemente costruendone di nuove.
Forse il problema non riguarda i non binari.
Forse riguarda tutti noi.
Abbiamo davvero bisogno di spiegare continuamente chi siamo?
Oppure potremmo semplicemente vivere, lasciando che siano le nostre azioni a raccontarci?
Un albero non sente il bisogno di dire se appartiene a una categoria particolare.
Cresce.
Un fiume non cambia corso perché qualcuno gli dà un nome diverso.
Continua a scorrere.
Forse anche le persone sono più grandi delle definizioni che scelgono o che ricevono dagli altri.
Perché una parola può descrivere una parte di noi.
Ma difficilmente riuscirà a descriverci completamente.
Forse la vera libertà non consiste nell’avere l’etichetta perfetta.
Forse consiste nel non averne bisogno.
Cu voli fari troppu, nun fa nenti.
Forse, nel tentativo di spiegare tutto ciò che siamo, rischiamo di dimenticare la cosa più semplice: vivere.
Altre riflessioni come questa sono disponibili su www.signorcarretto.com
E se il giorno in cui smetteremo di cercare una definizione sarà proprio quello in cui ci sentiremo davvero liberi?
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